Romeo Grebenšek

Attore della compagnia stabile dalla stagione 2007/2008

Slovenj Gradec, 1984 ♦ Formazione: AGRFT, Lubiana ♦  Premio per il miglior protagonista maschile per i ruoli del Nonno, dell’Asiatico, della Cameriera e della Cicala al festival Joakiminterfest di Kragujevac, 2012

SONO Romeo.

4 PIETRE MILIARI del tuo percorso professionale. I progetti che sono stati fondamentali per la tua crescita lavorativa.

Tamara Matevc, tratto dal romanzo Gli sposi di via Rossetti: ZALJUBLJENI V SMRT/INNAMORATI DELLA MORTE (Samo M. Strelec)

Lavorando con Samo ho subito percepito una bella energia. Abbiamo intrapreso un percorso folle – lui è un folle, nel senso buono della parola. Devi credere al 100% in quello che fai. Senza farsi domande, andare solo avanti.

Lui aveva, almeno su di me, un ascendente speciale… tanto che subito domani ci andrei a lavorare di nuovo. Proprio perché sono un attore che si pone mille domande e ha mille dubbi. Mentre lui mi ha fatto smettere con le domande, facendomi lavorare e basta. 
Con Samo non è così importante cosa fai, ma se lo fai col cuore. La messinscena non è fondamentale per lui: “L’importante è il modo in cui dici una cosa, quindi fa lo stesso se pendi dal soffitto!”


(Roland Schimmelpfennig) ZLATI ZMAJ/IL DRAGO D’ORO Janusz Kica

Con Samo scopri la follia passo per passo, assieme a lui, e nemmeno lui sa esattamente dove sta andando. Janusz invece lo sa benissimo, sa dosare tutto a perfezione, a ogni prova sa dove arriverà. Lui è la versione aggiornata di Dušan Mlakar che 20, 30 anni fa era uno dei “top”, ma Janusz ne rappresenta un’evoluzione, un ammodernamento, come l’ultimo modello del miglior tipo di automobile. Lo spettacolo Zlati zmaj è stato un vero spasso, abbiamo imparato a fare commedia in modo intelligente, che fa decisamente più ridere della comicità classica.


(Lev Nikolajevič Tolstoj) KREUTZERJEVA SONATA/SONATA A KREUTZER Miha Golob

Lo spettacolo godeva dell’importante collaborazione di Branko Jordan. Questo spettacolo aveva una profondità particolare, era interessante da scoprire. Interpretavo una persona di 50 anni (ma allora ne avevo 25), che aveva 3 figli e una moglie che uccide. Si tratta di tre esperienze di un solo personaggio che io non avevo mai vissuto, oltre al fatto che avevo appena finito l’accademia. Non avevo figli, non ero sposato e tantomeno avevo ucciso. Da quel punto di vista è stata una bella sfida, con tanto di monologhi, quindi tutto fuorché semplice. Branko, Vladimir, che recitava in coppia con me, e infine Miha – loro tre mi hanno aiutato a trovare i toni, le emozioni dentro me che non sapevo di avere in quegli anni, e in tal senso mi hanno fatto sentire sicuro di me stesso. Nonostante la mia poca esperienza, con il loro aiuto sono stato capace di costruire il mio personaggio. Sono grato a questo spettacolo perché mi ha fatto andare più lontano di quanto avrei pensato. E ho imparato a mantenere il sangue freddo sul palcoscenico.


(Mishima) NO MODERNI Mateja Koležnik. Matija Ferlin, coreografo.

Con questo spettacolo la regista e il coreografo mi hanno confermato quello che tutti mi avevano ripetuto da sempre: “Smettila di costruire barriere mentali, smettila di porti dei limiti. Volere – potere.” Mi hanno soprattutto aiutato ad acquisire consapevolezza del mio corpo in quanto mezzo interpretativo. Da quello spettacolo in poi sono diventato molto attento a quest’aspetto del personaggio: la costruzione del corpo del personaggio è diventata parte del metodo conoscitivo del ruolo che interpreto.

4 INSEGNANTI. Le persone da cui hai imparato di più, che ti hanno insegnato o in qualche modo ispirato.

Eduard Miler, con cui ho interpretato il mio primo spettacolo da attore professionista: Ilsuicida di Erdman. Miler mi ha affidato un ruolo importante e ha saputo tirare fuori da me cose che non mi aspettavo di avere. All’inizio non mi era chiaro che cosa stavamo facendo, a quali strani metodi stavamo ricorrendo – marciavo su e giù per il palcoscenico. Solo dopo ho capito quanto geniale sia stata la sua regia, e questo è possibile solo se il regista ha tanta esperienza.

Dino Mustafič, semplicemente perché talvolta nella vita incontri delle persone che ti sono affini sin dal primo momento. E talvolta nella vita ci sono delle cose che non sai spiegare o descrivere. Non so descrivere o spiegare Dino Mustafič. Lo sento semplicemente vicino.

Aleksandar Popovski. Lui è un vero incrocio fra Samo M. Strelec  e Janusz Kica. Anche lui è un genio folle. Ha una facciata scherzosa dietro alla quale però si nasconde un lavoro infinito. Finge di non sapere dove stia andando, ma in verità lo sa benissimo. I progetti con lui sono sempre molto divertenti, rilassati, ma mai privi di contenuto. Quando si lavora, si lavora sul serio, anche se l’atmosfera è sempre positiva e distesa. Le sue rappresentazioni sono piene di luce, anche quando si tratta della più terribile delle tragedie. Che può comunque essere piena di grazia, non tutto è per forza grezzo. Questa è una sua prerogativa e difficilmente l’ho trovata in altri.

Mateja Koležnik, perché è una persona, una regista che mi può portare al massimo della mia creatività positiva, ma anche al minimo negativo. Dalle stelle alle stalle. Lei mi ha dato moltissimo – le domande giuste per il mio futuro.

Se potessi guardarti da fuori mentre lavori, che cosa diresti di te, che tipo di attore sei, come affronti il lavoro?

Sto cercando di capire che la professione dell’attore non è una corsa di 100 metri, bensì una maratona, tento di ridurre il numero delle domande superflue. Da questo punto di vista rientro nella fattispecie dell’attore complicato e fastidioso che non fa che domande al regista. Il motivo è che voglio dare il meglio di me stesso senza rovinare nulla. Nella mia professione amo molto la precisione. La cosa che mi dà più soddisfazione è interpretare il mio ruolo alla 20. replica con lo stesso entusiasmo o ancor meglio della prima. E la precisione e la sincerità credo siano degli ottimi presupposti per raggiungere quest’obiettivo.

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