Tina Gunzek

Attrice della compagnia stabile dalla stagione 2014/15

Celje, 1989 ♦ Formazione: AGRFT, Lubiana ♦  Premio per la miglior giovane attrice al 48° Festival Borštnikovo srečanje (per il ruolo della Ragazza nella rappresentazione Vaje za tesnobo/Esercizi d’inquietudine prodotto dal  TSS di Trieste), 2013

SONO una zingara. Adoro Feri Lainšček e ogni qualvolta leggevo le sue poesie, mi ci riconoscevo: ehi, ma questa sono io! Non ho mai vissuto in quel modo, ma l’anima zingara la sento dentro di me.

4 PIETRE MILIARI del tuo percorso professionale. I progetti che sono stati fondamentali per la tua crescita lavorativa.

Odon von Horvath: DON JUAN SE VRNE IZ VOJNE/DON GIOVANNI RITORNA DALLA GUERRA (Jovanovic, MGL)

Il primo progetto che mi ha scaraventata nel mondo del teatro professionale – e non può che essere una pietra miliare del mio percorso. Quindi è questo? E da allora sono cominciate le domande. Non vivi più nell’ovatta, vedi le cose così come sono, a volte nascono persino delle rivalità… I colleghi più anziani che ti mettono in guardia, della serie: “Tu sei ancora giovane, ora hai energia, ma vedrai…” Mi chiedevo che cosa dovessi vedere. Non è forse l’entusiasmo la cosa più importante, quella che ti porta avanti? Quando tutto di colpo ti arriva addosso. Per questo motivo in un certo senso è impegnativo. Ma spettacolo dopo spettacolo ti fai le ossa, sviluppi delle opinioni e cresci come persona, dopo ogni rappresentazione.


VZKLIK ZA ČLOVEČANSTVO/INNO ALL’UMANITÀ (Renata Vidić, Cankarjev dom)

Ho partecipato a tre progetti minori di Renata che erano davvero per così dire “lavoro per l’anima”. Con lei non c’era bisogno di spiegazioni perché ci capivamo al volo, senza troppe parole. Il fatto che mi fidassi di lei ciecamente, mi ha dato energia in quanto attrice.

Lutz Hubner: DSPEJSANI (regia di Uroš Furst, SiTiteater)

Allora mi sono per la prima volta scontrata con il mondo commerciale. E devo dire che non mi ha affatto delusa. Serbo una bellissima esperienza, il lavoro è stato buono, come spesso succede, lo spettacolo si è sviluppato e ha avuto un discreto successo. L’unica differenza in questo tipo di produzioni è la preoccupazione per l’esposizione mediatica, ma in teoria col tempo ci si abitua. Al contempo è stato il mio primo spettacolo per bambini che, fra l’altro, sono gli spettatori più esigenti. È quel pubblico che viene allo spettacolo insoddisfatto già a priori, è difficile da conquistare ma è davvero una soddisfazione quando ci riesci.

Vinko Moderndorfer VAJE ZA TESNOBO/ESERCIZI D’INQUIETUDINE (Jaka Andrej Vojevec, SSG Trst)

Nello stesso periodo (per l’esattezza un’ora prima!) mi hanno proposto uno spettacolo al Mini teater. Anche se inizialmente avevo accettato la proposta del Mini teater, in seguito ho scelto lo spettacolo Vaje za tesnobo – è stato il cuore a dettarmelo. Quando sei giovane e libero ti va di sperimentare il più possibile. E ancor oggi sono felice di aver accettato quella proposta. Si trattava di un progetto di due mesi con cui abbiamo davvero convissuto dalla mattina alla sera. Qui ho avuto la conferma chel’energia di gruppo può influire sul successo del progetto e che si percepisce in sala. Al festival Borštnik abbiamo ricevuto il premio per la miglior interpretazione collettiva, e io per la miglior attrice giovane. All’inizio, quando sei smarrito e ti trascinano a destra e a manca, e ti fai troppe domande se quello che fai è giusto o sbagliato, ricevere un premio del genere è fondamentale perché ti dà una conferma anche retroattiva, più sicurezza e stabilità, della serie: sono sulla strada giusta, ma ora bisogna andare avanti.

4 INSEGNANTI. Le persone da cui hai imparato, che ti hanno insegnato o in qualche modo ispirato.

La maestra di sloveno alle medie che era un’appassionata di teatro e d’arte in genere. Mi ha trasmesso la passione per la letteratura e per l’arte. Credo che l’amore che nutro per il teatro sia nato proprio grazie a lei. Mi piaceva tanto leggere e con lei ho discusso spesso dei libri che leggevo. Credo di essermi fatta l’abbonamento teatrale grazie a lei.

Alle superiori ho lavorato con Miha Alujevič. Ora mi rendo conto della professionalità che ha infuso anche nel teatro amatoriale! Avevamo le prove ogni giorno e ci andavamo sempre preparati, non mancava mai nessuno. Per il teatro amatoriale era una novità assoluta tutto questo rigore, mentre a me è piaciuto subito questo tipo di vita. Nelle persone con cui collaboro cerco soprattutto l’uomo, l’artista, l’Uomo con la U maiuscola. Una persona bella, ricca dal punto di vista interiore, con una bella energia.

Saša Pavček, che è stata per un anno mia professoressa all’università, in questo senso è stata incredibile. Tutto quello che ci ha dato, l’ha fatto con un’energia e un calore speciali, e poi la vedi di colpo sul palcoscenico in un’interpretazione selvaggia… Allora ho capito cos’era! Il teatro scaturisce dall’Uomo.

Renata Vidić – appartiene alla nostra generazione, ma abbiamo collaborato molto in quel periodo particolarmente sensibile per me, quando non avevo proprio nessuna consapevolezza dei miei limiti. In quanto attrice confido molto in lei, nonostante a volte abbia delle idee davvero folli. Ma le racconta con una tale passione che anche una mente razionale come la mia ci impiega poco a seguirla. Io la seguo, il che non è affatto logico per me che sono assolutamente razionale. Non mi chiedoquale sarà il risultato, ma confido in lei. E adoro lavorare con registi di cui mi fido ciecamente.

Se potessi guardarti da fuori mentre lavori, che cosa diresti di te, che tipo di attore sei, come affronti il lavoro?

Se non mi viene richiesto diversamente, comincio il lavoro da dentro verso fuori. Come primo devo sentirmi sicura di me per poter poi esternare qualcosa. Ciò che vivo dentro lo trasporto all’esterno, sul corpo. Alcuni registi pretendono l’opposto, il che allora diventa per me una sfida ed è comunque positivo. Sono una persona che difficilmente esagera, a volte recito in una maniera fin troppo cinematografica, mentre il palcoscenico richiede qualcosa in più. Mi aiutano molto i gesti di Čehov da ripetere per arrivare a una determinata sensazione.

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