Slavko Grum

UNA STAGIONE SUL SOFÀ-AVVENIMENTO NELLA CITTA’ DI GOGA

Slavko Grum

UNA STAGIONE SUL SOFÀ-AVVENIMENTO NELLA CITTA’ DI GOGA

UNA STAGIONE SUL SOFÀ

Il Nordest in tournée

 

 

Teatro Stabile Sloveno, Glasbena Matica

Slavko Grum

AVVENIMENTO NELLA CITTA’ DI GOGA

Regia: Igor Pison

Dramaturg: Katarina Košir, Ana Obreza

Scene: Petra Veber

Maestro: Igor Zobin

Gruppo Strumentale della Glasbena Matica: Ana Obreza (violino), Valentina Bembi (viola), Irene Ferro Casagrande (violoncello)

Con: Patrizia Jurinčič, Danijel Malalan

 

«Un quartiere all’estrema periferia di Goga: Hana, figlia del negoziante Vajda, lo scrivano Klikot, l’impiegato Gapit (sul suo letto è adagiato un manichino in vesti femminili), la donna in pace, Teobald il gobbo e le sorelle Tarbula e Afra che ricamano sedute al balcone. Da noi non succede mai niente» scrive Slavko Grum per descrivere il suo Avvenimento nella città di Goga (1927), testo scomodo, insolito, intriso di psicanalisi.

In questa città ciascuno attende qualcosa, e regolarmente non accade mai niente, nessuna catarsi, nessuna liberazione dai fantasmi del passato. Il regista Igor Pison ha deciso di affrancare questo testo dalla sua aura maledetta per cogliere una vena di grottesca ironia nel sottotesto e dando all’allestimento un’inedita veste musical-teatrale con frammenti di celebri brani di musica classica, operistica e pop che diventano parte integrante della drammaturgia.

Tutti i ruoli vengono interpretati (in parole e musica) da Daniel Dan Malalan e Patrizia Jurinčič; il maestro Igor Zobin dirige invece il gruppo strumentale della Glasbena matica (la violinista Ana Obreza, la violista Valentina Bembi e la violoncellista Irene Ferro Casagrande).

In questo testo di sapore decadente e non privo di humor nei suoi tratti più grotteschi, viene dipinto il vuoto di una città dove tutti gli abitanti, con i loro piccoli e grandi drammi umani consumati lontano dai riflettori, attendono l’evento liberatorio che possa salvare da situazioni senza uscita.

Nell’originale Grum ha messo in scena oltre venti personaggi, tra i quali soltanto otto sono stati mantenuti dal regista, per dare un ruolo centrale alla storia di Hana, ragazza di buona famiglia che nasconde un segreto inconfessabile. Intorno a lei ruotano i fantasmi del passato e le deboli certezze del presente: l’amore che l’ingenuo scrivano Klikot prova per lei, il gobbo Teobald che ricerca una realtà sublimata nella recitazione compulsiva degli Spettri di Ibsen, le sorelle nubili Tarbula e Afra la cui attività principale è osservare gli abitanti di Goga, criticarne i comportamenti e controllare che tutto resti immutato e stagnante, pur nella speranza di assistere a un evento, fosse anche di pura invenzione.

La città di Goga è stata ricostruita sul palcoscenico del TSS in una dimensione simbolica creata da Petra Veber che firma anche i costumi. Il testo evidenzia nei rapporti di una società deviata la mancanza di umanità che porta in alcuni casi alla sostituzione delle persone con manichini.

Questi bizzarri personaggi attingono all’esperienza reale dell’autore, al suo lavoro in una clinica psichiatrica: sono storie che non possono aspirare a un epilogo e che per questo rimangono intrappolate in una sospensione infinita. Il vuoto di questa città viene riempito con la creazione di un mondo parallelo, quello della musica (eseguita dal vivo, in scena) che accompagna, sostiene, rinforza e a volte copre il rumore dell’inquietudine alla quale in questa città nessuno presta più ascolto.

 

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